Prefazione

Qual è il valore della vita? E in base a cosa lo si determina? Al proprio stipendio? Alla propria felicità, e/o a quella che abbiamo procurato agli altri? A ciò che siamo, desideriamo e facciamo? Oppure è inestimabile?

È un tema scottante, delicato, quello trattato in quest’opera (premetto che non viene sviscerato in modo tecnico), e che ci fornisce non pochi spunti di riflessione; detto questo, oggi vi presento:

Jumyou wo Kaitotte Moratta. Ichinen ni Tsuki, Ichimanen de.

Il prezzo di una vita - I sold my life for ten thousand yen per year.

(storia di Shouichi Taguchi, disegni di Sugaru Miaki)



Premessa: chiedo venia se mi è sfuggito qualche errore.

ATTENZIONE: in questo articolo sono presenti degli spoiler che potrebbero compromettere la vostra eventuale lettura dell’opera.


Trama

Kusunoki, un ragazzo ventenne dalle limitate aspettative per il futuro e con problemi finanziari, dopo gli ennesimi sacrifici, si vede costretto a vendere alcuni dei suoi libri e CD, e in questa occasione, viene a conoscenza dell’esistenza di un negozio particolare, in cui è possibile vendere la propria vita, la salute o il tempo. Un po’ per curiosità e un po’ per disperazione, decide di recarsi in questo negozio, disposto a vendere la propria vita: il suo valore complessivo viene stimato a 300.000 yen, 30 anni e 3 mesi di vita rimanenti a quasi 10.000 yen all'anno. Il protagonista, dopo aver deciso di intascarsi la somma, tenendosi 3 mesi di vita, viene tenuto costantemente sotto sorveglianza da Miyagi, la stessa ragazza che lo ha accolto nel negozio, per impedirgli di compiere azioni sconsiderate a danno degli altri in questi suoi ultimi mesi di vita, pena la morte preventiva. Iniziano così le avventure (e le disavventure) di Kusunoki, tra innumerevoli colpi di scena, alla ricerca della felicità e dell’ultimo contatto umano con la sua amica di infanzia Himeno (con cui, 10 anni prima, ha fatto una promessa), prima della sua dipartita.


Disegno

L’opera, composta da 3 volumi, nel complesso si mantiene a un livello di qualità discreto-buono, tra fondali dalla cura ricorrente, e vignette il cui sfondo si limita alla semplice presenza di un colore o di retini/sfumature (generalmente impiegate per alcuni dialoghi, pensieri e introspezioni).

Tuttavia, non ritengo l’opera priva di pecche, tra cui le proporzioni facciali dei protagonisti non sempre rispettate (certo, vi è da porsi il problema del successivo cambio di look del protagonista -attraverso il taglio di capelli-, in cui potrebbe dar vita all’illusione di un viso lungo e magro, ma in certe scene, questa “illusione” mi è parsa troppo accentuata per essere solo definita come tale …) o per alcuni dettagli ambientali (come il pavimento del negozio, dove alcune piastrelle non sono colorate -non penso l’autore volesse rappresentare un qualche effetto visivo derivato dalla riflessione della luce, o altro-).


 AVVISO: in questa parte sono presenti spoiler di numero e di entità maggiori, se temete il rischio di compromettere la vostra eventuale futura lettura dell’opera, potete direttamente passare alla sezione “Conclusioni”  

Riflessioni e impressioni personali

Come spesso capita, a fine lettura, con la mente ancora “calda”, ci ritroviamo a riflettere, oltre che sul finale e sulle tematiche, su alcuni punti dell’opera che non ci hanno convinto.

Nonostante si evolva per ben 3 volumi, la storia mi è parsa in certi punti abbastanza superficiale, lasciandomi con alcune domande/perplessità: oltre alla vita sociale del protagonista (che, senza giri di parole, rasenta l’inesistenza), ciò che mi sono chiesto è se Kusunoki abbia dei genitori o dei parenti, ma in tutta la vicenda non mi è parso di vederli, menzionati giusto per contestualizzare una scena del suo passato, il che mi è risultato abbastanza strano, ossia che non abbia provato a ricercare l’affetto familiare oltre che a quello dei suoi "vecchi amici" (o almeno, che i suoi familiari non siano stati oggetto di pensieri -negativi e/o positivi- in momenti particolari, ad esempio quando si accingeva a redigere il suo “testamento”).

Poi c’è la spinosa questione dell’impercettibilità di Miyagi da parte delle persone da lei non sorvegliate: sebbene lei stessa dimostri al protagonista di non risultare percepita dagli estranei, viene naturale chiedersi come la “realtà” venga distorta per consentire questo “paradosso”; per dire, quando lei fa la spesa, l’osservatore esterno cosa vede? Un cesto volante pieno di prodotti, oppure il cesto perde la sua natura di “percettibile” nel momento in cui viene a contatto con Miyagi? E nel caso si trovi in un ristorante, cosa può scorgere l’osservatore mentre lei sta mangiando?

Sul piano emotivo, questa storia è una montagna russa, fin dall'inizio, quando da bambini, Himeno propose a Kusunoki di poter contare su di lui, se in futuro fosse diventata “una persona che è stata lasciata sullo scaffale”, e di come da questa promessa “agrodolce”, tutto sia degenerato, non per cause esterne, ma per gli errori commessi dagli stessi.

Kusunoki è un ragazzo che, oltre a fare molto affidamento al passato, non ha mai realizzato che gli eventi della vita sono come i treni: o li prendi al volo, o aspetti che ne arrivi un altro (sperando di non perdere pure quello). 

Al di là del fatto che anche da bambino aveva delle tendenze asociali, dovute probabilmente anche alla sua presunzione, di quei pochi contatti umani che aveva, non ne ha avuto cura, come è risultato quando ha cercato di mettersi in contatto con una ragazza che aveva conosciuto in precedenza, e di cui non si è più curato di ricontattare, se non in un momento, a distanza di tempo, in cui voleva rimediare al suo stato di tristezza e solitudine.

Un trattamento simile, Kusunoki lo ha riserbato anche per Himeno, nel momento in cui lei, prima di incontrarlo durante un matsuri, ha provato a chiedere “velatamente” il suo aiuto per uscire da una situazione difficile; in questo caso, ironicamente devo ammettere che anche Himeno, con il suo ripresentarsi ad una vecchia conoscenza ad anni di distanza e per una “situazione di comodo” (seppur parzialmente giustificata dalla disperazione), non si è dimostrata molto differente dal protagonista.

Quella di Kusunoki e Himeno, è una storia dall’inizio a tratti romantico, finita in una tragedia, di cui ironicamente, loro stessi sono in parte artefici.

(Ho volutamente trascurato Miyagi e il suo rapporto con Kusunoki, per non esagerare con gli spoiler, tuttavia non intendo sminuire il suo personaggio e il ruolo che assume nell'opera; interessante se non altro il suo passato e il suo egoismo).


Per finire, il tema della vita e del suo valore.

Come ho già anticipato, nonostante l’opera non sia troppo tecnica o piena di ragionamenti astrusi, fornisce non pochi spunti di riflessione.

Effettivamente, in termini di conoscenza della realtà, ci troviamo in una posizione in cui è difficile, se non impossibile, definire oggettivamente quanto possa valere la vita, se vi esiste un “minimo” per ogni essere vivente, da cui poi le variabili e le peculiarità intrinseche ne gonfiano il prezzo: questa è un’applicazione economica di carattere estimativo, qualcosa che ai nostri occhi appare fredda, cinica, il “vile denaro” che profana la sacralità della vita, un diritto naturale e inalienabile. 

Ho ritenuto interessante il capitolo extra del 2° volume, dove un uomo (probabilmente padre della bambina), alla domanda sul valore della vita, riferendosi al suo passato, l'ha valutata come pari a 0, in quanto non ha ottenuto una concreta felicità personale, non ha soddisfatto la propria ambizione o realizzato alcun desiderio, e ha reso infelici gli altri, compromettendo/rovinando (a suo modo) le loro vite.


Quindi, alla domanda “quanto vale la nostra vita?” (nella sua accezione economica), al momento non possiamo dare una risposta, ma una cosa la possiamo fare: impegnarci, godercela, e fare in modo di sentirci soddisfatti di averla vissuta.


Ah, per completare il quadro, dato che si parlava anche di vendere la salute e il tempo, se per la prima è difficile fare mente locale sul suo significato (se dovessi venderla, per esempio, nonostante il buono stato dell’apparato respiratorio, si vedrebbe l'insorgere spontaneo, privo di una causa naturale, di problemi come l’asma?), per la seconda è già più facile immaginarlo, e probabilmente è l’unico ad avere almeno una forma concreta nella nostra realtà, ovvero il lavoro (trascurando il motivo della sopravvivenza, la ritengo comunque un’analogia abbastanza "forte", e Miyagi ne è l'esempio).


Conclusioni

"Il prezzo di una vita - I sold my life for ten thousand yen per year." è un'opera che, nonostante alcuni difetti e l'impostazione/la qualità grafica altalenante, cela in sé innumerevoli spunti di riflessione sul tema della vita e del suo valore.

Consiglio la serie a chi cerca una storia del genere romantico-drammatica, a cui si accostano tematiche di una certa profondità (non trattate con prolissità o tecnicismo).



Nel caso siate interessati, potete acquistare il BOX della serie completa* dal MangaStore di SA, cliccando qui.

*Nota: la serie viene venduta anche per singoli volumi.



La lettura del manga, e la conseguente stesura di questo articolo, è stata resa possibile grazie alla pubblicazione in Italia del suddetto da parte della "J-Pop".


Le immagini interne al manga, presenti in questo articolo, sono state prese da Internet e opportunamente modificate.


Kami Nami Questo fatto di poter vendere la vita in cambio di denaro, viene mai approfondito spiegando come il negozio usi poi le vite appena acquistate o si focalizza sul sottolineare unicamente motivazioni, aspirazioni e stati d'animo dello sfortunato protagonista?
Verrebbe da pensare che poi altre persone potrebbero recarsi al negozio per comprarsi una vita più lunga o per guarire da una malattia.

Se tu avessi voglia di continuare a cercare spunti di riflessione sul valore della vita, potresti considerare il film anime Colorful.

3 mesi fa
Alexius de Parthenope Le dinamiche dietro la vendita delle vite non vengono molto approfondite, la stessa Miyagi non sa con quali criteri effettivi viene effettuata la stima, accennando solamente ad alcune variabili (e nessun altro, pare rivelare quali siano con certezza); in generale, la storia è più focalizzata su fatti, pensieri e stati d'animo dei protagonisti.
Effettivamente, nell'opera è presente una persona che ha venduto il proprio tempo per avere i soldi necessari per allungare la propria vita, ma è un fatto menzionato, e oltre a questo, mi pare che il tema non venga più ripreso, probabilmente perché il negozio è più popolare per il fatto che sono di più le persone con un disperato bisogno di soldi (e quindi disposte a vendere la propria vita/salute/tempo), piuttosto che quelle che vogliono comprare; penso che l'autore non abbia voluto approfondire la questione (insieme a quella dietro alla vendita), da una parte probabilmente per sua intenzione, dall'altra anche perché avrebbe dovuto creare un sistema con non poche complicazioni: se io comprassi la vita di un uomo (quindi, in teoria, anche il suo futuro), il quale sarebbe diventato un famoso artista, riceverei anche il talento e la fama che avrebbe avuto?

Grazie per il consiglio 🙂 Per curiosità, questo film lo hai visionato attraverso "Pluschan Fansub", o da altri fansub/piattaforme?

3 mesi fa
Kami Nami Sì, sarebbe stata dura volersi mettere a spiegare tutto, con il rischio poi di perdersi, trascurando il messaggio principale.

Ho la release pluschan accadi, un buon bd 720p.

3 mesi fa