Hanasaku Iroha

(Blossoms for Tomorrow)

Arriva un momento nella vita in cui si sente il bisogno quasi fisico di appartenere a qualcosa, di trovare il proprio posto nel mondo, di avere un percorso da seguire o un obiettivo o un sogno da raggiungere, qualcosa che in qualche modo faccia risplendere chi siamo. Alcuni hanno la fortuna e il coraggio di trovare e poi seguire il proprio sogno in maniera del tutto autonoma e originale, altri, forse meno coraggiosi si innamorano letteralmente dei sogni altrui fino a farli genuinamente propri, altri ancora invece non riescono a dare forma a questa esigenza e fino a quando non ci riusciranno tutto quello che c’è intorno perde di fascino e si ingrigisce.

Avere dei sogni è fondamentale a qualsiasi età, ma ancora più importante è il percorso di vita che porta ad averne consapevolezza, un percorso di maturazione, di crescita e di consapevolezza che il più delle volte rappresenta il vero e proprio spartiacque tra una vita spensierata ed una da “adulto”.


Hanasaku Iroha è tutto questo.

Un progetto anime che mi ha sorpreso perché ha deciso di affrontare in maniera delicata e senza fare ricorso ai tipici e stereotipati rapporti amorosi e di amicizia tra personaggi, un momento fondamentale nella crescita di un individuo. Amicizia e amore sono assolutamente presenti, è bene dirlo, e sono anche robusti e coinvolgenti ma sono funzionali alla storia, sono ingredienti fondamentali ma non sono la pietanza principale e questo credo impreziosisca e faccia apprezzare ancora di più i numerosi momenti nei quali vengono alla luce.

L’asse portante di tutto l’anime, la scintilla che dà il via al processo di maturazione dei nostri protagonisti ed in particolar modo di Ohana è il “lavoro”.

Lo so, lo capisco, detta cosi l’affermazione può risultare riduttiva e letteralmente tarpare le ali dell’immaginazione del lettore e dello spettatore, d’altronde è quello che ho provato io leggendone la trama, fredda e descrittiva non lascia spazio ad alcuna fantasia o stimolo.

Io però mi sono fidato dei colori e dei disegni, in particolar modo dei fondali e dei paesaggi in genere (per i quali P.A.Works è oggettivamente apprezzata) e poi dell’istinto che mi ha spinto inesorabilmente alla visione.

In Hanasaku Iroha, Ohana, una ragazzina sedicenne di Tokyo con un rapporto alquanto particolare con una madre apparentemente disinteressata e libertina, ha iniziato ad avere una vita monotona e grigia, non apprezza più i colori del tramonto (sebbene siano bellissimi), sente di avere bisogno di qualcosa, sente di dover fare qualcosa e da ancora ingenua liceale pensa di avere semplicemente bisogno di una vita più briosa, una vita da film. Memorabile in questo senso, secondo me, ad inizio episodio, è la spiritosa domanda che fa alla madre mentre sta preparando il pasto e che “sprizza” un malcelato desiderio di una vita diversa.

Gli eventi porteranno Ohana ad allontanarsi dalla madre e trasferirsi presso la pensione della nonna materna, la Kissuisou. Letteralmente incastonata su una zona montuosa di una località turistica montana dalle antiche origini. (Non dico nulla sui panorami e i colori!!).


Presso la Kissuisou sperimenterà cosa vuol dire lavorare, cosa vuol dire mettere in gioco se stessi e i propri sentimenti e capirà quasi subito che quello di cui ha bisogno non era una semplice vita da liceale spensierata; incomincerà a capire attraverso il lavoro che non si è soli e non si può rimanere tali ma si ha bisogno di amici e compagni ai quali affidarsi; maturerà a tal punto da capire che l’insegnamento della nonna/direttrice (personaggio secondo me maestoso nella sua imperscrutabilità) che mette al di sopra di qualsiasi cosa il lavoro alla pensione e la “felicità dei propri clienti” non è altro che una metafora della sua vita; la nonna/direttrice ha avuto una vita appagata dall’amore del marito con il quale ha condiviso fino alla fine il loro sogno e questo le da la forza per fare con rigorosa dedizione il proprio lavoro: non si può dare felicità se non si è felici.

L’amore che tutti sviluppano per la Kissuisou è qualcosa che va oltre il sentimento provato per un luogo, è l’amore e il riconoscimento per un’idea, un’atmosfera, un obiettivo; La Kissuisou è il significato stesso della vita.

Nello sfondo dell’attività della pensione e dei preparativi per la principale attrazione turistica della località, la “festa delle lanterne di carta”, si intrecciano tra i vari componenti del cast dei legami tutti mossi dalla medesima caratteristica, un lento processo di maturazione che porta chi prima e chi dopo a prendere consapevolezza del proprio posto nel mondo.

Sui Shijima, la nonna-direttrice
Denroku Sukegawa, nonno fagiolo
Minko, la spinosa aspirante cuoca
Nako, la cameriere timida ed introversa
Yuina Wakura, l’amica ereditiera
Enishi Shijima, il giovane-capo
Tarou Jiroumaru, lo scrittore squattrinato
Satsuki Matsumae, la mamma (personaggio sorpresa)
Takako Kawajiri, la manager (personaggio sorpresa)
Renji Togashi, il cuoco dall’espressione sempre seria
Tomoe Wajima, la capo-cameriera in età da matrimonio
Tohru Miyagishi, l’aiuto-cuoco

Sono tutti belli e ben caratterizzati, chi ha avuto dedicato più tempo e chi meno ma tutti in egual misura raggiungeranno il loro scopo e con loro si entrerà in sintonia.


Alcuni di loro meritano obbligatoriamente una menzione speciale:

Sui Shijima, la nonna-direttrice
è indubbiamente l’anima del Kissuisou. Una donna ferrea, rigorosa ma al tempo stesso ligia al suo dovere di gestione della pensione che per lei non è soltanto un lavoro ma è il “suo” sogno, il suo “fardello”, quello che ha construito da zero con il marito, con il quale ha raggiunto la felicità e per il quale ha fatto sacrifici enormi. La sua espressione imperscrutabile lascia spazio ad uno sguardo comunque di malinconica fermezza, sente che questo non è più il suo tempo e il suo sogno e verso la fine della stagione prenderà delle inaspettate decisioni.


Denroku Sukegawa, nonno fagiolo
è la storia della pensione! Presente prima ancora di divenire di proprietà dei coniugi Shijima; incarna alla perfezione la serenità della saggezza. Personaggio carismatico e onnipresente.


…ed infine Kouichi Tanemura, il ragazzo che si è dichiarato già al primo episodio e nei confronti del quale la protagonista ha un profondo legame al quale non riesce a dare un nome e che sarà una costante in tutta la stagione.

Il rapporto con Kou è fondamentale per Ohana ma è un tassello che, insieme ad altri, si colloca all’interno della sua storia di crescita, non è predominante, la caratterizza ma non la definisce. E Kou a parer mio rappresenta uno dei personaggi chiave di tutto l’anime, perché sebbene la sua presenza in termini di minuti sia in misura infinitamente inferiore a quella di altri personaggi, il suo peso in termini di maturità è costante ed enorme. Kou è il primo, prima ancora di Ohana stessa, che capisce di doverla aspettare, di doverla lasciare nell'attesa che lei trovi la sua strada, il suo obiettivo, il suo sogno; Aspetta con fiducia e speranza fino alla fine perché capisce che soltanto cosi potrebbero sperare di essere felici insieme.

(Denroku Sukegawa in un episodio dispensa una perla di saggezza a Enishi Shijima: "la forza di un uomo è sapere attendere")


A me piacciono molto i disegni dello studio P.A.Works, mi piace il modo nel quale rendono i paesaggi e come sempre riescano a coinvolgermi, mi piacciono molto spesso le colonne sonore e il modo con il quale quasi si facciano sostenere dai disegni. Sarà stato anche per questo che l’istinto mi ha spinto ad avventurarmi nella visione di Hanasaku Iroha.

Nota culturale:
mi sono reso conto da tempo ormai che la difficoltà che spesso noi “occidentali” troviamo nel comprendere appieno alcune opere giapponesi sia di natura culturale, e questo è ovvio come il sole che sorge all’alba, ma quello che però spesso forse dimentichiamo e di approcciarci ad esse  avendone consapevolezza.

Nel caso di Hanasaku Iroha, ad esempio, a noi occidentali possono sfuggire alcuni elementi e concetti letteralmente incastonati nella cultura giapponese non conoscendo i quali non apprezzeremmo assolutamente nulla di un’opera come questa o di altre dello stesso stampo.

Nella cultura giapponese elementi quali il “lavoro”, l’ospitalità”, il “rispetto”, la “tradizione”, la “memoria” assumono significati e valori talmente profondi da talvolta risultare letteralmente incomprensibili; la cultura giapponese ricca di simbolismi e profonde convinzioni a noi occidentali spesso si manifesta come semplice formalismo rigido pieno di regole ed etichette e non riuscire a comprenderla appieno purtroppo spesso ci rende impossibile apprezzarne la bellezza.

Nella mia lista personale ho dato un voto complessivo molto alto perché in tutta onestà ritengo sia diventato molto difficile realizzare opere che abbiano come solide fondamenta sentimenti che non siano quelli tradizionalmente trattati, come amore e amicizia e nonostante ciò riuscire a pizzicare con delicatezza e brio le corde dell'animo.

assolutamente consigliato,
grazie a tutti e buona visione

Hanasaku Iroha
TV - 2011 Primavera - 26 episodi
La 16enne Ohana Matsumae trascorre la sua gioventù a Tokyo, ma è molto...
Kami Nami Sembra davvero interessante, grazie mille per questo bell'articolo. Le ultime considerazioni sulle differenze culturali e sull'importanza di saperle apprezzare (e anche il fascino della pensione montana) mi hanno portato direttamente al download, spero di ripassare presto per condividere le mie impressioni.
3 mesi fa
Kami Nami Lo sapevo, ora devo scaricare anche true tears e tari tari...
3 mesi fa
Sasuke   ahahahaha......io stavolta mi sono stato zitto :P
ps.
in true tears c'è lo zampino della Okada

3 mesi fa
Slayer Gentile Bella recensione! Messo tra i prossimi da guardare😊
3 mesi fa
Lynn Jensen Bella recensioneeeeeeeeeeeeeeee 🙂
2 mesi fa
Sasuke   Troppo buoni
2 mesi fa