Asobi Asobase

Lo SpassoClub non può essere fermato!

Nato nel 2015 come manga sulla rivista Young Animal, Asobi asobase (per gli amici Asobi) è il frutto della creatività dell’autrice Rin Suzukawa, che qualche anno prima aveva debuttato nella categoria delle commedie con il breve manga Little Chaos. Nell’estate del 2018 lo studio Lerche ,sugli schermi delle TV nipponiche (e di riflesso sui nostri PC e Smartphone grazie a Crunchyroll), ne ha portato l’adattamento animato ed io mi cimenterò in un'analisi personale di quest'ultimo, che sarà rivolta perlopiù a coloro che già hanno visionato la serie e che, come il sottoscritto, ne sono alquanto nostalgici. 

Invito i curiosi che non conoscono la serie a leggere comunque i primi  paragrafi (anche se di base non ho fatto eccessivi spoiler, piuttosto riferimenti a scene che comunque non ho mostrato a schermo) e le considerazioni finali, per il resto vi auguro solo una buona lettura!

COVER DEL PRIMO VOLUME DEL MANGA CON LA SPLENDIDA OLIVIA



DEMOLENDO DALLE FONDAMENTA UN GENERE

La storia alla base di Asobi asobase parte dal classico clichè con il quale hanno inizio la maggior parte degli Slice of Life ad ambientazione scolastica: all’interno di un “comunissimo” istituto scolastico femminile, tre dolci fanciulle si trovano a fondare un club scolastico, ciascuna con le proprie motivazioni, e, di conseguenza, finiscono per crearsi un luogo in cui passare il tempo e divertirsi.

Se uno (come il sottoscritto) è abituato ai classici del genere Slice of Life, prodotti da studi quali Kyoto Animation e Doga Kobo, potrebbe a primo acchitto pensare:

" Beh, questa sarà la classica commedia a base di Cute Girls Doing Cute Things! ". 

Niente di più sbagliato.

 Asobi entra sul genere come una ditta albanese di demolizioni ed arriva a smantellarlo dalle fondamenta. Si potrebbe addirittura dire che più che scenette "Moe", l’autrice vada dipingendo più situazioni del tipo Cute Girls Doing Bad Things o addirittura Bad Girls Doing Mad Things. A conti fatti, di dolce e carino non c’è nulla, o quasi (vedere paragrafi successivi). Infatti, durante la visione della serie, non si avrà mai la sensazione di vedere un anime che si basa solamente sui contrasti fra dolcezza e follia, ma si avrà più che altro la sensazione di assistere ad una corrida infinita di gag, che vanno dalla parodia al nonsense più assurdo. Insomma, Asobi Asobase non è una commedia Slice of life che fa della “Cuteness” il suo unico fattore (come nel caso per esempio di Love Lab) ma è una commedia molto più cruda, che fa umorismo sfruttando le assurdità delle sue situazioni, le urla stridule delle sue grandiose Seiyuu e le espressioni facciali dei suoi personaggi, degne di qualche movimento artistico avanguardista.


Da qui potrebbe nascere spontaneo un paragone con un classico della comicità quale  Nichijou della KyoAni, ma la differenza sostanziale fra le due serie risiede sempre nella personale elaborazione del fattore Slice of life. Nell’opera KyoAni è un elemento fondamentale per esaltare quella “Quotidianità fuori dall’ordinario” di cui fa sfoggio persino il titolo, con una narrazione che volentieri si presta a momenti di pura e placida normalità, che fanno da mezzo di contrasto ai siparietti surreali, del tutto fuori dall'ordinario e dalla risata garantita. Invece in Asobi il ritmo è costantemente frenetico e, durante i quasi 50 sketch trasposti nell’anime, la comicità fa leva maggiormente sul rendere assurde situazioni del tutto "normali", piuttosto che sull'inserire elementi "alieni" in contesti ordinari. 

Fatta questa premessa sulle sue caratteristiche salienti, Asobi va di conseguenza esaminata non come un SoL classico, bensì come una nuda e cruda commedia ad ambientazione scolastica, in cui non bisognerà minimamente aspettarsi di intravedere una crescita nelle relazioni fra i personaggi, i quali invece vanno considerati come meri elementi di interazione comica con le protagoniste (anche se tutto il cast è dotato di una propria individualità e spessore, ma questo lo analizziamo più avanti).



From Shoujo To Jojo

Non sarebbe un’analisi di un’opera animata vera e propria, se non si andassero ad analizzare i disegni e lo stile artistico impiegato. In un anime comico lo stile del disegno, la fluidità delle animazioni e la varietà della palette cromatica usata hanno un impatto fondamentale sul risultato finale dell’opera: infatti, le tecniche adottate dagli studi di animazione sono del tutto funzionali al tipo di comicità professata. Alcuni esempi possono essere trovati nello stile “Chibi” e “Kawaii” del già citato Nichijou, nello stile con tratti decisi e caricaturali di Prison School oppure nei cartonati delle commedie demenziali dello studio TRIGGER. Tuttavia, in tutti questi casi, lo stile adottato dagli animatori è sempre stato parte integrante della commedia. Ma allora cosa hanno deciso di adottare in Asobi i ragazzi di Lerche?

Ad un primo sguardo Asobi si presenta a noi con tratti molto semplici, puliti e delicati in perfetto stile comedy Shoujo, impreziositi da una palette cromatica tenue e mai eccessiva, che va ad esaltare la grazia e la dolcezza dei volti e che dona enfasi ai buffi gesti delle nostre giovani protagoniste. Peccato che questa impressione duri giusto il tempo di vedere Olivia volare un ceffone degno del “Jimmy Schiaffoni” di Bollywood alla povera Hanako, andandole a deformare completamente i connotati. Ebbene sì, dietro quella maschera da dolce Shoujo, si nasconde uno stile spiazzante ed esilarante, basato su espressioni esagerate e delineate da tratti decisi sicuramente più adatti ad un JoJo o ad un Prison School, da disegni sconvolti e grotteschi degni di qualche manifesto di protesta orientale e da volti decisamente deformati e repellenti, forse più tipici di quell’animazione comica tipicamente occidentale. È impossibile non scoppiare in fragorose risa degne di salvare Roma (se non sapete la storia delle oche che salvano Roma, studiate caproni!) di fronte a quella incessante esposizione di volti e ritratti (la maggior parte forniti dalla nostra amabile Hanako) che non sfigurerebbero di certo in un angolo del Tate Modern Museum (o, volando basso, del Museo Pecci).

Per quanto riguarda le animazioni, lo studio Lerche raramente ha sfigurato nelle proprie produzioni (per quanto lo studio Bones e Madhouse siano su tutt’altro livello) e, in questo caso, l’animazione, seppur minimale, risulta perfettamente integrata con il contesto umoristico e surreale dell’opera, anzi, in alcuni sketch, addirittura amplifica l’assurdità di quello che viene mostrato con effetti comici catastrofici (basti pensare alla “gattonata” in corridoio di Olivia durante il malefico sugoroku).

Ultima nota di merito va fatta alla regia: davvero sempre sul pezzo nel ricercare lo spiazzamento totale dello spettatore, il quale finisce continuamente per essere trascinato nel delirio generale delle situazioni, perso fra tagli improvvisi sui volti statici (e di solito grotteschi) dei personaggi e le improvvise accelerazioni delle scene, che inevitabilmente gli impediscono di abituarsi alle vicende mostrategli davanti.


Perfino la opening ti prende per il c***

Non è di certo la prima volta nella storia dell’animazione giapponese che la sigla iniziale si metta a trollare di brutto lo spettatore, ingannandolo sul vero contenuto dell’opera che si accinge a visionare. Questo è stato il caso di grandi classici come Puella Magi Madoka Magica e Death Parade, che, nell’allegria e spensieratezza della sigla iniziale, finivano per spiazzare il pubblico, dato il contenuto crudo e maturo delle vicende narrate. Ma questa pratica non è nuova nemmeno per Lerche, che già nel 2015 ci aveva spiazzati con l’opening di Gakkou Gurashi (o School Live! Per chi preferisce il titolo anglosassone) che di sicuro non preparava alla visione della crudezza dell’opera tratta dal manga di Kaiho e Chiba.

Tuttavia, nessuna e ripeto nessuna opening mi ha fregato così a lungo come quella di Asobi Asobase. Ho passato tutti e 12 gli episodi con l’ansia che sarebbe successo qualcosa di drammatico alla fine, per poi scoprire che era tutta una presa per i fondelli: un minuto e trenta secondi di troll animato e cantato dalle protagoniste.

https://www.youtube.com/watch?v=xX6R_TTnPEA

Ma andiamo ad analizzare la opening nel dettaglio:

La sigla incriminata, intitolata “Three Piecee cantata dalle doppiatrici delle nostre protagoniste, si apre con le nostre giovincelle impegnate nello scrivere elegantemente sulla lavagna il titolo dell’opera (e non come Bart Simpson nel cartone di Matt Groening). In seguito ci viene offerta un’inquadratura sulle tre graziose fanciulle vestite completamente in bianco, come ad esaltarne la purezza (alla faccia della purezza…). Ecco poi che si passa ad uno splendido paesaggio bucolico dove le ragazze si divertono allegramente in maniera del tutto pudica. Arriva infine la scena più vergognosamente falsa della sigla: una lacrima che riga il viso di Hanako, come a celare un velo di profonda malinconia nelle vicende: la più grande presa per il c*** che abbia mai visto, dato che, uno spettatore come il sottoscritto, che ha sentito parlare già di roba come Your Lie in April, si è agitato per 12 episodi come un cretino.

Ma alla fine dove si cela il tocco geniale degli autori? Nello sfondo, attraverso l'uso ricorrente del Giglio giallo. Posto continuamente in background, in particolare nell’inquadratura a chiusura della sigla, come fosse un semplice adornamento alla tenerezza del legame fra le protagoniste, cela di fatto la menzogna di tutta la scenetta dell’opening: infatti, nel linguaggio dei fiori, il giglio giallo è simbolo di falsità e di inganno, un chiaro e manifesto segno degli autori, come a volerti dire: << T.O. Fregato.>> (spero sia chiaro il riferimento a Futurama).


La ending come un "giù la maschera" definitivo

C’è poco da fare, dopo la visione del primo episodio, lo spettatore è già ben consapevole che di fronte non ha un comedy shoujo tranquillo e pieno di “the power of friendship”. Però, a sancire la rottura definitiva di questa fragile illusione, forte come un’esplosione di mezza tonnellata di tritolo, arriva la ending.

Intitolata “Inkya Impulsee cantata anch’essa dalle straordinarie Seiyuu delle protagoniste (aiutate dalla voce metallara di KSKN, vocalist del gruppo dei FOAD, per gli urli più graffianti, sennò addio corde vocali…), si presenta come una delle ending più riuscite dell’intero panorama dell’animazione giapponese, grazie ad un sound metal e accattivante, perfettamente in linea con lo spirito delle protagoniste (impossibile non avere un reminder mentale alla opening di Watamote) ed uno stile estetico stilizzato e disturbante al punto giusto. I tratti spigolosi e quasi mostruosi (senza dubbio degni di uno schizzo di Goya) con i quali sono delineate le protagoniste, sono in perfetto contrasto con quelle linee pulite e delicate della opening. Stavolta le ragazze si presentano ai nostri occhi come creature grottesche, intente in quello che sembra uno sfogo rock delle proprie frustrazioni e del proprio disagio esistenziale ( non vi preoccupate, è normale se vi viene in mente Aggretsuko). Il tutto non sarebbe stato completo se non ci fosse stato a contornare la scena una cornice psichedelica ed una regia che enfatizza perfettamente le urla e i lamenti delle ragazze.

https://www.youtube.com/watch?v=aQ88sSjAETU

Per non tediarvi, evito di riportare la traduzione completa della ending, tuttavia, da quel che si evince dal brano, è evidente che i pensieri "urlati" siano quelli di Hanako. Infatti, abbiamo una vera e propria invettiva nei confronti di tutti coloro che godono di popolarità ed in particolare una pesante critica che si rivolge contro le ragazze che hanno "successo" fra i maschi:

“Chi si è sacrificato nella seconda guerra mondiale?

Chi porterà la pace nel mondo?

  Le leggendarie tette, no?”

                                                                                                                                                         

La sigla finale si rivela l’ennesimo colpo di genio di questo anime, non solo per il perfetto tempismo con la quale viene lanciata, ma anche per il modo con cui riesce ad enfatizzare il senso di straniamento al termine di ogni episodio, un “giù la maschera” che fa parte esso stesso della caratterizzazione di queste teenagers decisamente “atipiche”.


Un mostro dalle sembianze fanciullesche

Con quale espressione si riuscirebbe a descrivere meglio la figura centrale di tutta la serie? Così come le mitologiche sirene ingannavano i marinai con il loro canto ammaliante, Hanako inganna il prossimo con la propria aura di apparente innocenza e ingenuità (nonostante quest’ultima sia più che appurata). Non è per nulla illegittimo definirla una ragazza “marcia” fino al midollo, dotata di una stupidità e avventatezza inaudita, dall’iperattività di un colibrì in overdose di RedBull e caratterizzata dalla quasi totale assenza di qualsivoglia virtù (tranne l’omertà, che, a pensarci bene, non è nemmeno una virtù...). Nonostante tutto questo, ha anche dei difetti.

La sua carrellata di espressioni facciali al limite dell’umana capacità elastica della pelle, la sua dannata ingenuità che la porta ad infilarsi in surreali situazioni di esasperazione e, infine, il suo pulsante desiderio di inseguire una popolarità del tutto idealizzata dalla mente di una teenager in crisi ormonale (Mi sono stancato di citare Tomoko Kuroki e Watamote) non possono non fartela amare. Hanako è un personaggio unico, con cui è impossibile non fraternizzare, un personaggio del tutto umano e al contempo "disumanizzato", che sembra uscito fuori da qualche maschera buffa del teatro e che senza alcun freno trascina compagne e spettatore in una serie di vicissitudini incredibili, pur rimanendo vincolate (quasi sempre) al suolo scolastico.

Ma cosa sarebbe Hanako senza le proprie urla stridule?

Penso sia un dato oggettivo che il lavoro della doppiatrice Hina Kino raggiunga livelli di qualità eccellenti, a partire dalla caratterizzazione del personaggio, fino ad arrivare al canto (addirittura attraverso urla dall’anima Trash Metal). La perfetta immedesimazione (stesso discorso si estende alle altre due Seiyuu) trasforma Hanako in una persona “surrealmente credibile”, le cui azioni irrazionali appaiono come se fossero dotate di una propria logica (un po’ come i piani mentali di Tomoko, azz… l’ho rimessa in mezzo), rendendola una ragazza la cui immensa stupidità e le cui nevrosi sociopatiche finiscono per essere giudicate realistiche e a tratti persino condivisibili da chi guarda.


Però la mela non cade lontano dall'albero...

C’è da dire che, se Hanako avesse intorno delle amiche normali, raramente avrebbe la possibilità di finire in situazioni così assurde e demenziali: per fortuna ci sono Kasumi e Olivia a farle da gregarie.

La prima, a prima vista, appare come la tipica “Megane  (letteralmente “ragazza con gli occhiali”) che tanto va di moda nel settore Slice of Life: un po’ timida ed introversa, dall’atteggiamento serioso e con una tendenza a stare in disparte. In realtà, dietro a quell’apparente sguardo remissivo, si nasconde una ragazza “brusca” e dalla forza portentosa (che ricorda un po’ le improvvise dimostrazioni di forza di Sakura di Dumbbell nan kilo moteru). Kasumi è una ragazza paziente ma con un alto tasso di irascibilità (il che pare un ossimoro), perlopiù dovuta ad un’infanzia dura con una sorella che, con la scusa dei giochi, finiva sempre per vessarla (quanto avrei voluto saperne di più di questa donna oscura e inquietante). Infatti, non esita assolutamente a punire chiunque la provochi (basti vedere il trattamento riservato a “Olivia” a inizio serie o la “sculacciata” ad Hanako in stile “rott’e’oss’ ” da madre meridionale). Ma Kasumi non è solo questo: dietro a quell’innocenza e purezza, si nasconde anche un lato da “fujoshi” (appassionata di relazioni omosessuali fra persone di sesso maschile) che le genererà ben più di un grattacapo con il gruppo. Tuttavia, la sua attitudine a nascondere questa perversione non sfocerà in attacchi violenti in stile Mio di Nichijou, ma più in una specie di desiderio di approvazione, che purtroppo risulta irrealizzabile, dati i suoi nefasti ed immaginosi usi di “senpai” lascivi e “nastri adesivi”. Ciononostante Kasumi è l’unica voce (si fa per dire) della ragione (e soprattutto del “pudore”) del gruppo, un elemento che, pur passivamente dona spessore alle gag del trio.

Olivia, invece, si presenta alle altre come una studentessa straniera appena trasferita, con una forte voglia di apprendere tutto sulla cultura giapponese, soprattutto a livello di intrattenimento e giochi. In realtà anche questa si rivela essere l’ennesima menzogna della serie, infatti, pur nata da genitori americani, Olivia è giapponese al 100% e semplicemente si prende gioco dell’ingenuità di Hanako per puro divertimento, un po’ come Raphiel con Satania in Gabriel DropOut. Olivia è il prototipo della ragazza frivola di un gruppo, la tipica liceale bella d’aspetto ma completamente inadatta allo studio, la ragazza popolare ma idiota che si mette nei guai da sola e non riesce a cavarsi d’impiccio, un “Aho-girl” sadica ma che finisce per essere torturata di continuo dagli altri. Però all'interno del folle club non sfigura, anzi nel delirio generale delle vicende, la ragazza si rivela spesso la più razionale, anche se il suo ruolo da ragazza leader si esaurisce spesso in situazioni imbarazzanti ed umilianti (da notare il “cosplay” di quello che sarebbe il “trailer” del film dello SpassoClub per il festival scolastico). Olivia nasce come stereotipo della “bella” del trio, ma la sua aurea principesca viene smorzata subito, sia dal carattere e sia da qualche tratto “peculiare” (GHIANDOLE APOCRINE!), trasformandola subito nell’elemento che completa definitivamente questo magico trio delle meraviglie.


Lo straordinario mondo di Asobi Asobase

Non solo le protagoniste, ma l’intero universo di Asobi è costellato da un generale senso di follia: dalla scuola al nucleo familiare di Hanako, chiunque entri in contatto con il trio o è pazzo o ha qualcosa da nascondere (talvolta letteralmente).

 Il cast di supporto si rivela un meraviglioso mondo di bizzarrie tutto da scoprire, popolato da un manipolo di personaggi tutti meritevoli di spin-off loro dedicati, e purtroppo risulta riduttivo il solo presentarli come una carrellata di individualità.

Abbiamo la dolce e inquietante Oka, maga dell’istituto e amante dell’occulto, che trascinerà le nostre donzelle in una fuga dalla “m**da” (notare che ci possiamo sostituirci anche Maeda in quegli asterischi) e in un grottesco e rigenerante rito Voodoo; 

Poi abbiamo Aozora, il vero mistero della scuola, una ragazz* ambigu* che nasconde sicuramente qualcosa (magari sotto la gonna);

Abbiamo poi l’inquietante e perennemente annoiata presidentessa del consiglio studentesco, nemesi dello SpassoClub, che, nonostante i suoi atteggiamenti minacciosi, si convince di una gentilezza e affabilità inesistenti; 

Abbiamo Fujiwara, una vera e propria bambola giapponese dal passaporto straniero, costretta, suo malgrado, a partecipare a eventi letterari in lingua giapponese (a lei poco familiare) soltanto a causa del suo aspetto ( l’opposto di Olivia insomma…); Ci sono poi la vicepresidentessa gyaru, la folle presidente dello ShogiClub etc... 

Ma nemmeno l’essere professori assicura la normalità in questo istituto: basti pensare al Professor Sainan che, spesso vittima delle azioni assurde del trio, finisce per agire in modo del tutto insensato; oppure possiamo ricordare la professoressa Higuchi, un'ingenua donna single, disposta a tutto per trovare un buon partito. 

 

Ma una nota a parte la merita Maeda. 

Maeda è il personaggio definitivo. Noi tutti conosciamo i maggiordomi della cultura di massa moderna, come Alfred di Batman oppure il domestico di casa Croft, che tutti noi amavamo chiudere nella cella frigorifera. Ma Maeda è diverso, è l’incarnazione della “reale” assurdità che pervade tutta l’opera: è una stella di nonsense che brilla più del sole, perfino se messo insieme a quelle supernove di Hanako, Olivia e Kasumi. Nato come incarnazione del WTF, accessoriato con un sedere che emette luce ad emissione stimolata (Spara raggi laser dal c***! Per chi non avesse inteso) e pieno di devozione quasi paterna nei confronti di Hanako, dovuta a una profonda riconoscenza nei confronti di suo Nonno (figura che assume i connotati di una vera e propria “moglie di Colombo”) finisce sempre, suo malgrado, per di fatta natura insensata, per creare problemi e situazioni illogiche ad Hanako & co. (Basti pensare anche solo alla sua “fantasiosa” spiegazione dello Shogi o ai malsani consigli letterari forniti a Kasumi). Maeda si eleva ad uomo in grado di portare Asobi ad un livello comico superiore, a passare da una semplice commedia demenziale ad una commedia dell’assurdo senza eguali.

Da quanto visto in questo straordinario Melting-pot di personaggi eccentrici, si può serenamente affermare che tutto questo vastissimo cast, non solo si piega senza forzature allo spirito irriverente ed esilarante della serie, ma si erge con un’energia umoristica del tutto propria, senza macchiette, ma sorretta da dei continui WTF?! grossi come un Warmhole spazio-temporale.


Ma i veri protagonisti sono i passatempi!

Ma in un anime che parla di divertimenti e giochi, sarebbe davvero possibile fare un’analisi completa senza parlare della reale natura di questi passatempi?

Sarà facile immaginare quanto questi giochi fra ragazze, veri protagonisti di questa serie, saranno resi in modo da sembrare tutto fuorchè svaghi ortodossi. La serie impiega un paio di minuti a trasformare un tranquillissimo gioco del “Guarda laggiù” in pura violenza gratuita, e su questa strada si muoveranno tutti i divertenti intrattenimenti che riempiranno le giornate delle nostre amate donzelle: da un gioco del “daikon” trasformato in un horror alla Paranormal activity, a un lancio della scarpa finito con una persona totalmente ingessata, da un gioco dell’oca più perfido di un Jumanji demoniaco, alla registrazione di un teaser inaccettabile: lo SpassoClub regalerà momenti indelebili e caratterizzati da una patina di pazzia mai vista in un qualsivoglia cartone animato. 

Non solo le attività “tradizionali” del club, ma persino le attività più classiche e innocue delle tre liceali finiranno per avere conseguenze catastrofiche e dall’esito surreale: una semplice merenda in un cafè con Hanako&co. può all’improvviso finire in un incendio indomabile, una partita rilassante a un clone particolare di Pokèmon Go! Può finire in un mare di urla e strilli, e addirittura il semplice non fare nulla, grazie alla presenza del divino Maeda, è in grado di generare situazioni assurde del tutto inimmaginabili. 

L’assurdo è l’unico mantra di Asobi asobase e qualsiasi scusa è buona per generare siparietti in grado di stramazzare lo spettatore. Un NO netto all’introspezione, ai fil rouge e alle quest secondarie, semplicemente un susseguirsi di sketch incessanti, dove i personaggi acquisiscono spessore agendo, gridando interiormente e ricordando brevi flashback imbarazzanti: questa è la vera forza della serie di Rin Suzukawa.


 Un ritratto di una femminilità "diversa"

Ma Asobi, pur del tutto a modo suo, rappresenta un vero e proprio manifesto di una femminilità sicuramente inusuale. La serie prende nettamente le distanze da un modo blando e stereotipato di caratterizzare una commedia a cast quasi completamente femminile: va oltre il proprio lato moe o le scene ecchi tipiche di chi disegna serie di questo tipo per un pubblico maschile e al contempo rielabora in modo geniale un umorismo a tinte rosa da Bratz et similia, ridando nuova linfa al genere e sbalordendo anche lo spettatore più scettico.

 Asobi supera qualsiasi barriera e si fa gioco di qualsiasi clichè. Stupisce come un anime di questo tipo sia in grado di far parlare liberamente la sua comicità, senza preoccuparsi di genere o quant'altro: tutto si piega allo scopo ultimo della risata dello spettatore, senza inutili riflessioni, senza messaggi di fondo né delicatezze, facendo talora uso di stereotipi e talora ribaltandoli del tutto. Ciononostante, lungi da me l’affermare che tutto questo possa essere portato ad una manifestazione femminista, non è questa l’intenzione di questo paragrafo. Asobi resta semplicemente una commedia demenziale, ma in grado di mostrarci una femminilità diversa, un modo bello e al contempo grottesco di caratterizzare figure femminili, senza scadere in preconcetti ormai antiquati. Un piccolo ma alquanto efficace atto di sovversione in un genere forse ancora chiuso in un modo di scrittura un po’ genderful (neologismo mio, ma chiaro).

Ma alla fine, che ci importa di tutto questo intrallazzo, se questa serie ci garantisce un collasso dell’apparato respiratorio e una lacrimazione da gas esilarante?


In attesa di un sequel insperato

Ahimè, le probabilità di vedere una seconda stagione di Asobi asobase sono alquanto scarse. Nonostante il manga sia giunto all’ 11 volume nella sua versione tankobon, e, nonostante la prima serie trasponga solo i primi 5 volumi (quindi di materiale ce ne sarebbe in abbondanza), le probabilità di vedere un secondo adattamento animato sono veramente basse. Forse a causa dell’apparenza ingannevole o forse oscurato da una stagione (primavera 2018) piena di grandi sequel come Attack on Titans season 3 e nuove IP più popolari come How not to summon a demon lord, la serie non ha goduto del successo che le sarebbe stato dovuto, vendendo poche copie fisiche in Giappone e ricevendo una rivalutazione ritardata al di fuori della penisola del sol levante. 

Lerche non è solita realizzare molti sequel (eccezion fatta per Assassination Classroom, notevolmente più popolare di Asobi) e, in questo caso, nemmeno il sondaggio effettuato con l’OAV ha dato esiti troppo positivi. La speranza è l’ultima a morire e anime meno noti hanno ricevuto sequel insperati, anche a distanza di anni. Non ci resta che incrociare le dita o impugnare i forconi.


La scomparsa di Hanako Honda

A parte il riferimento parodistico ad Haruhi Suzumiya di casa KyoAni, davvero cosa resta da guardare a noi malinconici di Asobi asobase?

Le raccomandazioni possono essere molteplici, ma volendo restare ad anime che lascino sensazioni simili a quelle date da Hanako e compagnia bella, il titolo che più risponde a tale esigenza è Wasteful days of high school girl. A partire da un trio pieno di brio (rima involontaria) caratterizzato da tre “energiche” liceali, anche questa serie ci regala personaggi esilaranti e perle di comicità grottesca e senza freni, seppur con intensità decisamente inferiore a quella dello SpassoClub.

https://socialanime.it/anime/12680/joshikousei-no-mudazukai

Altre serie altrettanto consigliate con gli stessi “vibes” sono:

 La già citata “Nichijou” dello studio Kyoto Animation, incentrata sulla non troppo “ordinaria” quotidianità dei suoi personaggi, che spaziano da un trio di amiche esuberanti ad una strana coppia formata da un robot umanoide e una scienziata bambina;

https://socialanime.it/anime/83/nichijou

Abbiamo poi la grottesca serie di “Chio-chan no tsuugakuro”, incentrata sui Gulliveriani tragitti verso scuola di una “normalissima” liceale appassionata di videogiochi;

https://socialanime.it/anime/11560/chio-chan-no-tsuugakuro

Infine abbiamo “D-frag!” che ha come elemento in comune con il nostro anime un club di creazione di giochi come fulcro delle vicende, ma che si discosta da Asobi per la presenza di un protagonista maschile e di un umorismo che fa largo uso di “tropes” tipici delle commedie harem: ciononostante merita una menzione, dato le grosse risate che provoca.

https://socialanime.it/anime/343/d-frag


Era il mio primo approfondimento e quindi non so se questi sia stato di vostro gradimento. Mi sono lasciato andare con le parole, pur di darvi una visione completa della serie. Asobi per me è stata una sorpresa incredibile, che mi ha aperto gli occhi sulle potenzialità della commedia animata e che mi ha spinto a recuperare tantissime serie appartenenti a quel genere. 

A cosa è servito tutto questo articolo? Non lo so nemmeno io. Forse a darvi un'idea completa del valore intrinseco di questa serie e a farvi conoscere (o ricordare) il suo stravagante mondo?

Con questo dubbio esistenziale può definirsi finalmente conclusa quest’inutile, pedissequa, roboante, sfarzosa e falsamente intellettuale disamina su una delle più demenziali opere partorite dal sempre fecondo mondo dell’animazione nipponica. A questo punto, con sguardo pregante alla Maeda, non resta che lasciar andare Asobi Asobase, aspettando i molteplici rewatch che la nostra divina Hanako ci comanderà di fare.

Asobi Asobase
TV - 2018 Estate - 12 episodi
Olivia, una bellissima ragazza bionda, nata e cresciuta in Giappone, ma da genitori...
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