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Fune wo Amu: il valore ed il fascino delle parole
Vi siete mai soffermati a pensare a quale parola sia la più efficace per esprimere quello che avete in testa? Io e come spero tutti, Sì. Anche nella stesura di questo post mi sono fermato diverse volte a pensare a quale vocabolo usare in una frase piuttosto che in un'altra. La bellezza di una lingua infatti vive nelle sue sfumature e nei suoi significati, nei giochi di parole, nei tecnicismi, nei termini aulici ma anche in quelli quotidiani. Eppure raramente prestiamo attenzione al valore delle stesse e soprattutto non diamo mai la giusta importanza a chi aggiorna e tiene conto dei mutamenti linguistici che rendono vivi i nostri idiomi.

Su questo tema si sofferma la serie Fune wo Amu, opera realizzata dallo studio Zexcs, che ci racconta della "grande traversata" che è necessaria percorrere per realizzare un vocabolario. Ma non è un dizionario qualsiasi quello di cui stiamo parlando, è un'opera letteraria vera e propria, frutto di una selezione attenta e stringente, un libro che sia moderno ma che non rinunci al fascino della lingua, e che abbia una propria personalità ed abbia senso di esistere fra tutte le edizioni già stampate. Lo so, sembra il vaneggiamento di un folle il mio, però il vedere questa serie mi ha aperto gli occhi su un mondo che spesso viene lasciato a prendere polvere.

"Un dizionario è una barca per navigare l'oceano delle parole. Senza parole, non potresti esprimere i tuoi pensieri, né avere una qualsiasi sorta di comprensione del prossimo. [...] Le parole sono luci. Ma in un mondo in continuo mutamento, incapaci di trovare le parole giuste, ci sono coloro che conducono vite travagliate, intrappolati nei loro stessi sentimenti. Noi abbiamo bisogno di una nave che anche persone come loro siano in grado di manovrare in sicurezza. Questo è il vocabolario che stiamo cercando di creare..."

La lingua muta e i termini scritti su carta invecchiano e si logorano: il ruolo di un buon dizionario è quello di rappresentare sempre il pensiero e i modi di comunicare del presente, per questo bisogna stamparne sempre di nuovi.
Enciclopedie, dizionari bilingue, vocabolari per piccini: ciascuno ha il suo scopo in questo mondo. Le parole sono fatte per comunicare con TUTTI e chiunque deve sapersi ritrovare nel proprio vocabolario, dallo scienziato con l'enciclopedia tecnica al poeta col breviario per le rime.

...E pensare che io da bambino mi mettevo a scrivere ELSA sulla parte frontale delle pagine per vederci parole buffe e off limits😒...

Ma anche il nostro caro NisiOisiN ci aveva mostrato la forza delle parole, la potenza comunicativa dei kanji e l'importanza dei nomi come essenza stessa delle cose.
Le parole sono importanti, i nomi definiscono le anomalie: così spiegava Meme Oshino al nostro amico Koyomi.
Il talentuoso scrittore dal nome griffato e palindromo, infatti, ci ha regalato storie bellissime e dialoghi indimenticabili, destreggiandosi in sfarzosi giochi di parole, palesando tutta l'espressività racchiusa nell'idioma del paese dove il "Kawaii" suona. Abbiamo visto granchi diventare Dei e mucche manifestarsi come chiocciole: questa è la magia data da una serie di tratti inchiostrati.

Non conosco alla perfezione l'italiano, mo' sacciu u'giappones (permettetemi la citazione a Verratti) però ho amato l'amore per la propria lingua trasmesso da queste due serie, tanto da dovergli un fiume, seppur prolisso, di mie parole.

Voi cosa pensate dei vocabolari e del loro peso in una lingua? E della lingua giapponese? Oppure non solo non ve ne frega niente, ma il massimo di espressività linguistica che vi suscita interesse è dato dai font dei sottotitoli dei sub di Fairy Tail?

Immagine  su Fune wo Amu
Fune wo Amu
TV - 2016 Autunno - 11 episodi
Majime Mitsuya è particolarmente dotato per filologia e riesce ad individuarne accezioni...
Marco Andreotti Mi sono fermato alla meta con tutta sincerita, ma vabbe una chance glie la do
6g
Kami   @maeda
Alle superiori avevo una professoressa che ci faceva esercitare nel trovare qualunque parola sul dizionario in meno di dieci secondi e già in terza riuscivamo in quel breve tempo a trovarne due: ormai quella manualità l'ho perduta ma l'importanza del dizionario mi è sempre rimasta ben stampata in mente, tanto che una volta, con un amico, ho trascorso tutte le giornate libere di un anno intervistando gli anziani del paese alla ricerca delle origini dei più astrusi detti locali, tirandone fuori una sorta di piccolo dizionario. Fu divertente e gratificante scoprire la storia di persone ed eventi ormai dimenticati ma ancora distrattamente presenti sulla bocca di tutti grazie a modi di dire coloriti, e spero che il nostro lavoro possa essere stato utile a qualcuno pur non essendo mai uscito dalla biblioteca comunale.

Come la cara Violet ci ricorda, quando una parola viene pronunciata o spedita, cessa in quello stesso momento di essere ciò che volevamo trasmettere e diventa quel che sarà capito dal nostro interlocutore, vicino o lontano che sia, e quindi, più le nostre parole saranno ricche di significato e appropriate, più saremo al riparo da fraintendimenti e incomprensioni (una volta un dizionario l'ho regalato pure per san valentino, peccato che non ci sia stato visto dietro lo stesso romanticismo che ci vedevo io...)

Le parole per me sono anche strumenti di lavoro fondamentali visto che devo sia coordinare efficacemente altre persone (possibilmente senza farmi detestare), sia farmi capire da persone con deficit cognitivi, e, per quanto faccia molto affidamento sulla comunicazione non verbale, non potrei mai permettermi di usarle con leggerezza.

Sono convinto che se ogni singolo tentativo di comunicazione fatto nella storia dell'uomo fosse avvenuto tra una persona riuscita a esprimere alla perfezione il proprio pensiero e un'altra capace di comprendere ugualmente alla perfezione le sue parole, adesso vivremmo tutti in un mondo perfetto: ecco, questo è il peso che penso abbiano le parole.

Ogni lingua è unica e speciale, specchio della società nella quale è nata e della sua cultura; ogni lingua ha parole intraducibili in lingue diverse se non con complicati giri di parole, e ogni lingua può aprire sul suo territorio delle porte che nient'altro potrebbe: difficilmente riuscirei ad amare un paese senza fare lo stesso anche con la sua lingua (eccetto l'olanda) e quindi, come credo molti qui, trovo il giapponese assai affascinante e, ahimè, misterioso.

Riguardo a fune wo amu posso solo associarmi a te nel consigliarlo, aggiungendo magari anche il film, non da meno rispetto all'anime, mentre, parlando di altri titoli, ti raccomando le tre opere tratte dai libri di project itoh (genocidal organ, harmony e the empire of corpses) che pur avendo uno spiccato lato action forniscono interessanti spunti linguistici.

6g
Maeda Is Life @Kami
Eh, io sono stato abituato fin da piccolo a cercare sempre le parole di cui non conoscevo il significato, per non incappare in impreparati o strigliate varie. Da lì mi nacque quasi un timore reverenziale per la lingua, che tuttavia si è rivelato utile per capire meglio concetti futuri nello studio.

Sulle lingue ognuna ha la sua espressività e punti di forza, mi ricordo un libro di tedesco in una libreria pieno zeppo di parole in grado di esprimere concetti prolissi (talvolta inutili) e assolutamente specifici. Il giapponese mi è ignoto ma, dopo averne saggiato la sua componente più misteriosa ed espressiva, sarei curioso di saperne di più, se solo non avessi troppe altre cose da fare.

Sul tema lingue e comunicazione non riesco a non citare HETEROGENIA LINGUISTICO, manga non strettamente legato alla parola come nelle serie già citate nel post, ma che reinventa la difficoltà di comunicazione e lo sviluppo di lingue immaginarie, tenendo conto delle limitazioni fisiche e costituzionali dei mostri che popolano il mondo di questa serie.

6g
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