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Pareri a caldo sugli anime della primavera 2025 [Parte 1]Il tempo torrido e afoso di queste giornate si fa sentire allo stesso modo del calore che emana questo colmo palinsesto anime estivo, tuttavia, per quelli come me che non seguono le serie durante la loro trasmissione, è giunto invece il momento del recuperone dei titoli primaverili e dei commenti a caldo sui titoli che ho selezionato.

Prima di iniziare, per prassi devo premettere che a seguire ci sono degli spoiler di varia entità.

⚠️⚠️⚠️⚠️ SPOILER ⚠️⚠️⚠️⚠️

▪ “Guilty Gear Strive: Dual Rulers”, serie che ho approcciato con un certo azzardo essendo quasi estraneo alla serie videoludica (magari un giorno ci potrei fare un pensierino…). Sulla carta è un’opera con una discreta trama (sullo sfondo di un conflitto in teoria spento ma con ancora degli strascichi, tra tormenti e rivelazioni) e come contenuti, tra storia, personaggi e azione, nel complesso non mi è dispiaciuta, lasciandosi guardare nonostante le mie mancanze nei confronti del materiale originale (è un anime che riesce a reggersi sui suoi piedi? ehhh, ni…), ma come scrittura e sceneggiatura è veramente una montagna russa, principalmente per una narrazione con un ritmo non proprio ideale, caratterizzato da sentite e piuttosto brusche accelerazioni che a più riprese inficiano sul peso e lo scorrere degli eventi, ma anche per momenti espositivi non proprio brillanti (tra il classico spiegone iniziale -che anche visivamente ha le sue pecche- e il pippone del cattivo della serie “ecco il mio passato, le mie idee e il mio obbiettivo”) e per una voce esterna talvolta superflua nei suoi commenti/spiegazioni (o comunque, al netto di momenti in cui se ne poteva fare a meno, non una trovata raffinata); oltre alla sensazione che lo spazio a disposizione sia insufficiente per valorizzare personaggi e sviluppi, non manca qualche alzata di sopracciglio per alcuni aspetti e dettagli fumosi (essendo l’universo influenzato dalle azioni effettuate nei viaggi nel tempo, il fatto che l’eminenza grigia abbia divorato l’antagonista del presente non dovrebbe aver alterato il corso degli eventi compromettendo la sua stessa esistenza? 🤔). Anche a livello tecnico, per quanto complessivamente a mio gusto godibile, l’ho trovato un prodotto altalenante, da una parte con scene ben confezionate, una regia non monotona (tanto nella sua gestione, per posizioni e movimenti, quanto nell’uso di scelte come lo splitscreen), un chara definito e animazioni discrete-buone con delle sequenze d’impatto, dall’altra ci sono sbavature di varia natura, tra mix stili poco congeniali e in certi casi azzarderei poco riusciti (come quelli nello spiegone iniziale, un volteggio tra illustrazioni statiche e “cartoline”, rappresentazioni simil vetrate colorate e qualche scena disegnata con lo stile principale della serie), fondali e chara che non sempre si coniugano a modo (in qualche cut, anzi…) e CGI in qualche punto più evidente (nel primo episodio a 12:57, l’ambiente spicca parecchio rispetto alla versione disegnata);

▪ “Aharen-san wa Hakarenai S2”, un seguito discretamente simpatico, la commedia si mantiene sui binari delle situazioni bizzarre/assurde (come lui che trova diversi modi per consentire a Reina di vedere la lavagna), dei fraintendimenti, dei viaggi mentali e dei siparietti che prendono una strana piega (come la storia di Raidou nel gioco simil “Animal Crossing”); sebbene i toni siano piuttosto chill non manca qualche parentesi sui crucci dei personaggi. Anche se ci sono delle new entry (dalla gyaru dalla lacrima facile che vorrebbe godersi la gioventù alla nuova professoressa a suo modo debole agli “struggimenti” dei MC), non sempre la serie mi pare mantenga una cerca freschezza e mordente sul lato comico, non mancano poi dei dubbi sul ritmo con cui si sviluppa la storia (in questi dodici episodi non solo hanno fatto passare due anni scolastici giungendo fino al diploma ma hanno portato essenzialmente a conclusione la relazione dei due protagonisti, anticipando anche il loro futuro -non c’era altro materiale da sfruttare o volevano mettere con questa S2 un punto di chiusura alla serie animata?-). Sul lato tecnico non trovo ci sia molto da dire, nel complesso un prodotto discreto sotto vari aspetti, con i suoi alti e bassi;

▪ “Shoshimin S2”, sequel atteso per l’inaspettato sviluppo a fine S1, per certi aspetti mantiene delle peculiarità della prima stagione (lato mystery-investigativo con qualche dolce qua e là), ma a questo giro non vi è alcun caso di intermezzo dal tono frivolo-chill (o per lo meno, tranne qualche parentesi come quella del pomodorino nell’insalata, nulla di così consistente per spazio dedicato come è stato quello della cioccolata calda), muovendosi principalmente su due casi ben più seri (e in qualche punto, concitati), quello del piromane e quello dell’investimento. Il primo credo si possa apprezzare più per le nuove figure sotto i riflettori (da una parte l’epopea del vanaglorioso Urino seguita da Osanai, dall’altra Tokiko e la sua strana relazione con Kobato), prestandosi però a mio dire piuttosto facilmente a far intuire chi possa essere il colpevole (come spettatore, tra i principali indiziati si inserisce un personaggio alquanto sospetto per il suo interesse verso la serie di incendi dolosi e il giornale scolastico…), il secondo invece, al netto della gravità e delle condizioni di uno dei protagonisti, si dimostra a suo modo intrigante nel muoversi tra presente e passato (tra vecchie indagini, drammi e crucci), lasciando qualche dettaglio che potrebbe far intuire il colpevole (anche se ammetto di non averlo colto sul momento 😅 -però forse è un elemento un po’ critico sulla fattibilità, ovvero se in tal contesto era possibile non portare per diversi giorni tal oggetto senza suscitare reazioni altrui-), con un finale di un certo effetto; a livello creativo di scrittura-sceneggiatura, si ritrovano vari momenti in cui si gioca con le distanze spazio-temporali, ad esempio trasportando un personaggio che si trova dall’altra parte del telefono accanto al MC o rivivendo scene passate in maniera critica. Sul lato tecnico la serie mantiene una buona fattura, tenendo una coerenza con la prima season per peculiarità come il ratio cinematografico e la palette per lo più spenta-grigia, con una regia che combatte la monotonia tra vari posizionamenti della camera (con alternarsi di vicinanza e distanza) e una costruzione dell’immagine che vede da una parte una sapiente collocazione degli elementi e dall’altra la presenza di altre entità (dalle comparse che passano davanti ai personaggi principali ad oggetti come recinzioni che ostacolano parzialmente la visuale sui MC), e lo studio di luci ed ombre per enfatizzare il mood della scena o lo stato del personaggio; non si possono ovviamente non menzionare le sigle, tra l’orecchiabile opening con il suo accattivante mix di stili ed estetica e l’ending con il suo binomio sfondi dal vivo-personaggi disegnati. Non so se vi sia ulteriore materiale da poter trasporre, ma visto il mio apprezzamento per queste due season, se in futuro ne annunciassero una terza, finirebbe sicuramente in lista PTW;

▪ “A Ninja and an Assassin Under One Roof”, serie che ho approcciato senza particolari aspettative pensando di trovarmi all’ennesima tiepida commedia e che invece ha saputo sorprendermi (certi episodi, come il primo, me li sono visionati dall’inizio alla fine con un perenne ed inebetito sorrisetto stampato in faccia). Le due protagoniste, una fredda assassina e una solare ma imbranata ninja, formano un duo bilanciato che, ora per la loro natura ora per le interazioni tra loro e tra gli altri personaggi, generano diversi momenti divertenti (tra fraintendimenti, gag, parentesi assurde/esagerate -come l’episodio del seno ingrandito per nascondere gli oggetti- e le spesso rapide ed anticlimatiche morti delle avversarie), una commedia valorizzata oltre che dalla battuta/siparietto in sé anche da ritmo, recitazione e sonoro (nonché da eventuali scelte registiche, estetiche-stilistiche, come l’apertura del primo episodio con una citazione a “L'invincibile ninja Kamui” -un’accostamento simpatico ma anche sapiente dato che vede i due protagonisti, Satoko e Kamui, accomunati dall’essere ricercati e minacciati di morte dai membri del gruppo di cui facevano parte-), un’opera non priva di qualche frangente ora dolce ora agre, forse non brillante e fresca in maniera costante per tutto il corso della serie (avrebbe giovato qualche altro personaggio in più per smuovere le acque? ad esempio qualche amichevole contatto con altre ninja fuggitive?) ma comunque in grado di far passare qualche ora strappando sorrisi e risate. A livello tecnico è un prodotto nel complesso confezionato piuttosto bene, di una fattura discontinua che si muove tra il discreto-buono (chara ben definito, dall’espressività azzeccata e versatile, ben portato per essere arrotondato e reso in stile chibi, oltre ad esserci dei fondali più tiepidi con qualche tinta pastello e tratto a matita), e il pienamente buono per i suoi guizzi in termini di regia (tra gestione della camera, con frangenti anche più dinamici, e summenzionate scelte stilistiche, tra estetica retrò con ratio a 4:3, immagini/video dal vivo, personaggi messi su un bastoncino e mossi a mano, etc.) e animazioni (per chara animation e non solo), non esente da qualche sbavatura (ti prego Shaft, le stelle nella luna no… 🙈). Una menzione va anche alle sigle, entrambe veramente orecchiabili e ben confezionate, anche se tra le due preferisco più la ending, dalla traccia leggermente più catchy e visivamente molto carina tra stile e colorazione (e poi, tra la variante Roboko, i mucchi di foglie e le patate dolci… 🤭). Non so se il materiale sia sufficiente e se ci siano dei piani a riguardo, ma un sequel sulla stessa lunghezza d’onda non mi dispiacerebbe;

▪ “Apocalypse Hotel”, opera originale che mi aveva incuriosito per l’incipit (un hotel gestito e mantenuto da robot in un mondo post-apocalittico dove l’umanità non abita più il pianeta); una storia che si muove tra il dramma e la commedia, nel complesso dai toni non così pesanti (al netto del contesto e di alcuni eventi, l’atmosfera che si respira non mi è parsa fortemente cupa o gravosa), anzi alleggerita dai vari personaggi (dalla protagonista e i suoi colleghi robotici alla famigliola dei tanukiani) e situazioni (come la crisi scaturita dall’assenza di una visiera para-shampoo che a detta della MC potrebbe portare alla chiusura dell’hotel e le funzioni “easter egg” -anche demenziali- che Yachiyo sblocca effettuando certe azioni). Lato leggero-comico a parte, è un titolo che contiene diverse parentesi di vari e intrecciati sapori, da dolci ad amari, nonché qualche piccolo spunto di riflessione qua e là (tra ospitalità, vita, scopo, comunicazione, etc.). Una visione in generale piacevole, a mio parere spiccano positivamente il quarto episodio (peccato per la scena della motosega, una parte di me sperava in uno sviluppo alla “Sharknado” 😅), il sesto episodio (specie per la chiusa che, tra costruzione e canzone finale, può far scendere una lacrimuccia) e l’undicesimo (atipico rispetto al resto della serie, con un taciturno viaggio tra le rovine della civiltà, sfaccettato tra chill e commedia ma anche dramma e tiepida malinconia), una menzione è obbligatoria per l’epilogo del dodicesimo, una divertente “chiusura del cerchio” per l’indaffarata ultrasecolare Yachiyo; al netto delle cose buone, non mancano alcune perplessità, ad esempio sul dare peso al passare del tempo (decenni, per dire secoli, passano come nonnulla e gli effetti a malapena si percepiscono), sul trovare certi oggetti rimasti per centinaia di anni alla mercé degli eventi (come vestiti e materiale tecnologico anche in buono stato) e sull’assistere alla realizzazione di sistemi di produzione articolati (come una distilleria) e di opere d’ingegneria avanzata mentre i vecchi robot dell’hotel, che potevano tornare utili per sostenere la rinnovata attività alberghiera, invece di essere riparati vengono lasciati a prendere polvere (e a tal proposito, credo che avrei preferito veder trattata quest’ultima questione nell’ottavo episodio, con eventuale riflessione su identità e scopo -magari anche etica-, piuttosto che assistere alla parentesi di delirio di Yachiyo in salsa delinquente… 😅). Sul lato lato tecnico è nel complesso un prodotto di buona fattura, con una regia da manuale affiancata dalla fotografia, un chara ben confezionato ed espressivo, una palette consona al mood dell’opera e buone animazioni, poi la CGI dei robot non è malaccio e quei guizzi di personalità scaturiti anche dai movimenti li rendono meno rigidi/ingessati. A chiudere, una breve nota di apprezzamento per la summenzionata ending del sesto episodio, a quanto pare una delle sparute esibizioni canore di Romi Park, una sentita traccia intrisa di calda e dolce-amara malinconia per una scena che ha un che di poetico;

▪ “Mono”, essendo l’adattamento di un manga concepito dallo stesso autore di “Yuru Camp” (di cui peraltro i personaggi fanno anche qui qualche comparsa) ovviamente non poteva non finire nella mia lista; seppur a mio dire, rispetto all’amichevole gruppo di campeggiatrici, abbia una marcia in meno (complici un duo principale meno d’effetto rispetto a Rin-Nadeshiko e a un tema, quello introdotto all’inizio della fotografia/ripresa video, generalmente un po’ trascurato nel corso della serie, o comunque poco valorizzato, messo in secondo-terzo piano tenendo spesso sotto i riflettori le esperienze in sé, poi ripescato in modo più rilevante per l’ultimo episodio), comunque l’ho trovata una carina serie della categoria CGDCT, piuttosto leggera e piacevole nella sua commedia, oltre che un viaggio tra varie località del Sol Levante, con attività di vario genere (tra tranquille soste in punti panoramici e luoghi turistici a dinamici downhill) e itinerari mangerecci, con un cast piuttosto simpatico (giusto Satsuki, a seguire il primo episodio, non mi ha evocato granché, mentre l'affiatata amica An ha dimostrato un po’ più di brio, per non parlare della mangaka Haruno -il mio personaggio preferito-, in più occasioni in grado di strappare un sorriso quando per la sua goffaggine quando per le sue sfortune -come l’odissea del curry 😂-, oltre ad altre simpatiche figure, dall’imperturbabile cinefila al micione itinerante) e qualche sporadica ma inattesa tinta di cupa tensione legata al soprannaturale (non soverchiante, a momenti anzi comica -come lo stecco del gelato nello stagno-). Sul piano tecnico l’ho trovato tutto sommato un buon prodotto, con una regia non monotona (con delle inquadrature di ampia prospettiva, in linea con la visita di punti panoramici e anche con il dispositivo omnidirezionale di Satsuki), un chara espressivo e duttile (si presta ad essere reso in chibi e animato anche bene), con dei guizzi nelle animazioni e una palette versatile (vedesi il passaggio nei momenti cupi/horror) e alquanto bilanciata (che sa prendersi qualche momento di opacità, come l’ombra sotto un ombrellone in una torrida giornata d’estate mentre le protagoniste si gustano una dolce kakigori). Ovviamente non posso non astenermi dal menzionare il buon lavoro delle seiyuu, la cui resa l’ho trovata in grado di sostenere a modo ora i personaggi ora la scena nei vari toni dell’opera;

▪ “Kowloon Generic Romance”, serie accattivante per la sua ambientazione (la città murata di Kowloon, figlia di un’edilizia selvaggia, con i suoi vicoli stretti e la giungla di edifici segnati dal tempo) e intrigante per temi e messaggi (dall’identità all’autodeterminazione, dal non vivere senza rimorsi ad affrontare i propri problemi per guardare avanti). Al netto di una buona introduzione, con una placida quotidianità (due agenti immobiliari che, in questo particolare contesto, trascorrono la loro vita tra lavoro, pause mangerecce e qualche sigaretta) ed elementi misteriosi, non nego che a partire dagli episodi successivi sia scaturita una certa titubanza su come i vari ingredienti sono stati tessuti e narrati, tra un ritmo non sempre ideale che invece avrebbe dovuto valorizzare ora i personaggi ora la scena (sarà anche una questione di costruzione, ma non sempre riesce a dare sostanza e atmosfera alle interazioni e alle relazioni, anche sulla figura della protagonista Reiko e il rapporto sentimentale con Kudo non hanno fatto granché breccia -anzi, a momenti il legame, per quanto validamente contorto, mi è parso flebile, intangibile, incompleto-) e presenze ed aspetti che non ho metabolizzato e per cui ancora nutro dei dubbi (figure come Miyuki e le relative storie, nonché lo studio da parte di questi personaggi sull’origine del fenomeno attorno a Kowloon e le prospettive esterne alla città, hanno da una parte sottratto spazio prezioso che poteva essere sfruttato piuttosto per i protagonisti e la loro storia, e dall’altra intaccato quella dolceamara ma indefinita aura che avvolgeva l’ambientazione? realtà, illusione e rappresentazione introspettiva sono state gestite in maniera non proprio brillante, lasciando anzi delle incertezze?), non nego poi che il lieto epilogo, con uno sviluppo quasi fiabesco circa Reiko, a mio gusto mi abbia fatto un po’ storcere la bocca (personalmente avrei preferito che, con giusto Kudo che ne avrebbe conservato i ricordi, fosse rimasta nella sua dimensione…); in definitiva, per quanto non sia stata una sgradita visione, avrei preferito trovarmi dinanzi a un’opera dalla costruzione migliore, più matura e raffinata, tanto nei contenuti quanto visivamente, che valorizzasse appieno e in maniera continuativa nel corso di tutta la serie concept, ambientazione e atmosfera. Come fattura tecnica l’ho trovato un prodotto piuttosto buono ma altalenante, da una parte con dei fondali apprezzabili nel trasmettere il vissuto/degrado (al netto della scelta di colori e del tratto quasi -se non- pittoresco, tra macchie, crepe e ruggine) e un chara che nella sua forma un po’ si distingue dai soliti stagionali, dall’altra non mancano sbavature (qualche cut non del tutto convincente per animazione, cenni di rigidità, impostazione più sciatta e qualche inciampo come nel terzo episodio, a 20:58 si vede la bocca chiusa di Kudo che rimane per qualche frazione di secondo nella posizione prima che girasse la testa). Una piccola menzione va alle sigle, come preferenza personale nello specifico è l’opening ad essermi piaciuta, musicalmente catchy e anch’essa avvolta, come l’ambientazione, da un velo di nostalgia;

▪ “My Hero Academia: Vigilantes”, un altro mio azzardo di questa stagione, infatti a suo tempo non avevo seguito la più nota serie principale con protagonista Deku ma stavolta ho voluto approcciare questo prequel/spin-off, incuriosito da un contesto che almeno nelle presentazioni dà l’idea di essere più “grigio” (invece di regolari Heroes, come protagonisti ci sono degli eroi che usano i propri poteri e abilità senza avere la licenza per farlo). Un action-comedy piuttosto simpatico, con qualche scena in grado di strappare un sorriso e degli elementi accattivanti (uno tra tutti, il personaggio di Knuckleduster, visivamente d’impatto pur nella sua semplicità, con una condizione e un sfondo drammatico per cui, almeno in questa S1, azzarderei definirlo il protagonista migliore del trio, nonché quello che più si avvicina al suddetto contesto “grigio”); il gruppo dei protagonisti è costruito in maniera abbastanza equilibrata, con Koichi “The Crawler”, giovane universitario part-timer che, pur non dotato di chissà che potere, nel tempo libero aiuta le persone del quartiere (almeno all’inizio, attività del tipo fornire indicazioni e pulire le strade), Pop Step, un’idol di strada che oltre ad esibirsi supporta come può i suoi amici-colleghi e il summenzionato Knuckleduster, un uomo robusto dotato di tirapugni e una maschera raffazzonata. Concettuale il titolo si presenta piuttosto bene, con questi modesti eroi di quartiere che si trovano in prima linea a fronteggiare la minaccia dei Villain, là dove gli Heroes con licenza tardano ad arrivare, un’idea che, almeno in questa prima stagione, pare però essere sfruttata in maniera parziale, sentendo probabilmente la mancanza di un terzo soggetto (forze dell’ordine o un ente specializzato di controllo) per quel minimo di braccaggio circa i MC per la mancata autorizzazione dei loro interventi e dell’uso dei loro Quirk; un po’ fumosa è poi la gestione delle identità, sarà magari la mia estraneità al mondo di MHA (e il mio essere cresciuto con modelli come quelli dei Comics americani), ma non riesco del tutto a metabolizzare come funzioni (da Koichi che si prende la briga di mascherarsi quando anche in vesti civili fa uso del suo potere -come se Clark Kent andasse a lavoro volando, e se la gente è in grado di fare “1+1”…- a Pop Step che si presenta non mascherata durante le riunioni pre-evento con gli altri artisti negli ultimi episodi… questo muoversi tra “non voglio che si sappia chi c’è dietro la maschera” e varie disattenzioni/paradossi, che sulla carta potrebbero sfociare in minacce non solo alla propria incolumità ma anche a quella dei propri cari, bah… 😕 ). A livello tecnico l’ho trovato un prodotto discreto-buono, con una regia da manuale (camera dinamica, con anche dei movimenti contenuti che accompagnano con effetto il movimento e le azioni dei personaggi), un chara solido (differenze di tratto, con presenza di linee spesse -anche per oggetti-, e qualche utilizzo di ombre nette/dure per dare maggiore effetto), qualche guizzo per animazione (oltre a dei cut apprezzabili, anche per chara animation) e la presenza di scritte onomatopeiche (in linea con elementi stilistici-grafici che strizzano l’occhio ai comics, che si ritrovano anche nella sigla di apertura), comunque non esente da qualche sbavatura (in alcuni punti forse un po’ rigido come impostazione/resa di scena); piccola menzione per l’opening, alquanto orecchiabile. Recupererò anche l’annunciata seconda stagione? Il tempo non manca per pensarci ma ammetto di essere piuttosto indeciso, non posso dire di essere stato rapito dal mondo di MHA né da questa prospettiva sui Vigilantes (che speravo essere ancor più grigia), e non so quanto la sola figura di Knuckleduster possa influenzare la decisione…

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Avete visto uno o più dei succitati anime? Cosa ne pensate? Avete trovato ulteriori pregi e/o difetti? Condividete o dissentite su quanto ho espresso?

Rispetto al mio solito mi ci è voluto un po’ ma, con questa prima parte, ho riportato le impressioni su tutti i titoli che avevo adocchiato dello scorso palinsesto stagionale di Crunchyroll; nell’attesa di recuperare gli ultimi titoli che ho in lista per elaborare la seconda -ed ultima- parte sugli anime della primavera 2025, spero che questo post sia stato in qualche modo utile e che magari possa dar vita a qualche scambio di opinioni 🙂
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Davide Otaku Beh i momenti stranianti sono verso la fine e catturano abbastanza pesantemente 😅. Diciamo che al 3/4 ep ho avuto la sensazione di piatto e poco stimolante, forse dropparlo è esagerato ma ho avuto quella sensazione, ma poi come dicevo mi ha preso...

Per Kowloon, come dicevo sono d'accordo, si sente che manca qualcosa e che non sia stata data la giusta attenzione ai protagonisti e alla parte misteriosa della storia. Chissà magari ne verrà fuori una seconda stagione e tutto assumerà un significato...

2sett
Davide Otaku Per quanto riguarda Mono... Diciamo che mi ha fatto un pò storcere il naso... Mi aspettavo qualcosa di più simile a Yuru Camp ma a parte i camei e la comparsa nei primi episodi dei personaggi... di vibes non ne ho proprio sentite. Anzi a tratti l'ho percepito addirittura forzato. Non so come spiegarlo, ma anche se, come te, il micione e Haru hanno dato un bel tono all'opera, il resto mi è restato piuttosto insipido e mi dispiace a dire il vero, perché i viaggi a tema culinario/paesaggistico/esperienzale sarebbero stati anche belli, anche se a livello di disegni non siamo ai livelli di Yuru Camp, ma non so, bello ma non bellissimo. Il doppiaggio invece è stato molto bello nella resa dei singoli, hanno saputo dare corpo e personalità.
2sett
Alexius de Parthenope @Davide: per “Mono” credo che abbia pesato anche la mancanza del “filo rosso”, se in “Yuru Camp” il campeggio era un tema pressoché onnipresente o comunque sentito, per “Mono” non mi è parso lo stesso caso (ci sarebbe il tema fotografia/video ma più che essere protagonista dell’opera è un qualcosa che viene ora presentato ora messo da parte in favore di altre attività). Poi beh, “Yuru Camp” è un prodotto veramente ben confezionato a tutto tondo, che trova la sua forza non solo nel tema ma anche come costruzione nei personaggi, nel ritmo e nell’atmosfera (e ovviamente anche nella realizzazione tecnica), elementi che “Mono” possiede in parte, sfrutta in maniera discontinua o hanno minore effetto.
2sett
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Non riesco più a vedere i guaritori negli anime allo stesso modo dopo aver visto Redo a healer, mi sembrano tutti un po' troppo normali...
Dani *****
Altro anime trovato su crunchyroll,è davvero molto carino e allo stesso tempo singolare credo di non aver mai visto un anime simile
Usui Lildaypay
Re:zero è la prima serie della stagione Primavera 2020 che è stata rimandata in Estate causa CoronaVirus. I problemi dell'epidemia si fanno sentire anche per l'animazione giapponese. Chissà se altri studi si muoveranno nello stesso modo?
Gabriele Colmegna
Avete qualche consiglio su un anime in cui il protagonista e fortissimi ma allo stesso tempo e cattivo oppure a altri scopi ingrorando i compagni(intendo anche uno di quei protagonisti imprevedibili ma soprattutto intelligenti)?

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