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Pareri a caldo sugli anime dell’estate 2025 [Parte 1]Le torride giornate estive hanno lasciato il posto a climi ben più miti-freschi e i primi episodi della stagione autunnale stanno già uscendo ma, per chi come me non segue le serie in simulcast, è invece giunto il momento del recuperone dei titoli estivi e dei relativi commenti a caldo.

Prima di iniziare, per prassi devo premettere che a seguire ci sono degli spoiler di varia entità.

⚠️⚠️⚠️⚠️ SPOILER ⚠️⚠️⚠️⚠️

▪ “Takopi's Original Sin”, avendone letto il manga un paio di anni fa ovviamente non poteva non sfuggirmi il suo adattamento animato, curioso di vedere come avrebbero reso la storia in versione anime. Sul piano dei contenuti riprende fedelmente gli elementi e i toni dell’opera originale, con una vicenda (un puccioso e ingenuo alieno che interagisce con tre bambini le cui vite sono segnate da ambienti familiari poco -se non per nulla- sani) la cui trama è intrisa di alternarsi e combinazioni -talvolta pure contrastanti- tra momenti comici e drammatici, tra dolce ed amaro, una trasposizione brutalmente esplicita che non nasconde il lato cupo dell’umano, la violenza nelle sue varie forme e neanche le scene lugubri (come la scena “clou” a metà del primo episodio); un titolo breve ma intenso (che già nei primi minuti ammetto avermi un po’ emozionato), tutto sommato costruito a modo, con messaggi importanti tra qualche dito puntato sulla genitorialità e le relative responsabilità ma anche su come relazionarsi con gli altri e affrontare i propri drammi. A livello tecnico lo reputo un prodotto buono -per non dire ottimo-, con una regia non monotona sia nella gestione della camera (per inquadrature, spaziando sia nei posizionamenti che nelle prospettive tra cui soggettive e semi-sog., e per movimenti) che nelle scelte (tra splitscreen, cambi di ratio ma anche variazioni di stile-estetica -vedesi parti sul pianeta “Happy”-), un disegno che vede chara ed oggetti dal tratto irregolare (per spessore e continuità del tratto stesso, oltre a forme anche non definite/raffinate che danno ora carattere ora esaltano lo stato d’animo dei personaggi e il mood della scena) e dei fondali apprezzabili, una palette generalmente tiepida-spenta congrua con i toni dell’opera accompagnata da una grana in grado di dare sapore all’immagine e un’animazione da manuale con delle chicche qua e là. Un altro aspetto tecnico da menzionare è il sonoro: oltre a una buona scelta e resa dei vari seiyuu, l’audio è congruo con le varie tinte dell’opera, presentando ora musiche in linea con l’atmosfera ora con i suoi contrasti (con tracce allegre a dispetto dello sfondo drammatico, come già risulta nel primo episodio con i primi contatti tra Takopi e Shizuka, una musica tanto cozzante per le immagini, le azioni e le parole della protagonista -segni e segnali di bullismo- quanto coerente con l’ingenuità dell’alieno), in grado di gestire sapientemente i vari elementi limitandosi in più occasioni ai soli effetti e doppiaggio -e silenzi-, con questi che si dimostrano a più ripresa efficaci nel veicolare il senso e il mood della scena;

▪ “See You Tomorrow at the Food Court”, Slice of Life breve ma simpatico tra chiacchere (dai diversi toni e temi, tra esperienze di vita, cibo e passatempi ma anche roba tirata fuori dal nulla, forse per noia, come l’origine del termine “capezzolo”) e varie attività presso un’area ristoro, con protagonista un duo carino ed equilibrato pur nei suoi contrasti (due liceali, da una parte una gyaru dall’atteggiamento composto e dall’altra una ragazza apparentemente ordinaria e pacata ma in realtà spigliata, rumorosa e a momenti immatura nel suo modo di fare). Nel complesso l’ho trovata una visione piacevole, magari con i suoi alti e bassi (qualche parte di minor piglio, specie all’inizio durante inquadramento della serie), ma comunque scorrevole e in grado di strappare qualche sorriso e che, in termini di costruzione della scena, mi sembra che lo staff bene o male sia riuscito a non far pesare la permanenza -quasi fissa- nella Food Court. A livello tecnico l’ho trovato un prodotto tra il discreto e buono, con una regia non monotona a dispetto della staticità nel suddetto ambiente (inquadrature di vario genere, tra cui il soffermarsi a più riprese sul cellulare di Yamamoto o sugli schermi pubblicitari, mostrando del materiale coerente con il tema della chiacchierata), chara dal tratto a matita e fondali piuttosto definiti, e anche l’audio fa la sua parte nella scena (oltre al lavoro delle seiyuu, anche per la presenza di effetti, come nel terzo episodio, quando durante i discorsi delle MC sui capezzoli vengono inseriti dei muggiti durante delle inquadrature su dei seni);

▪ “Arknights: Rise from Ember”, seguito che ho apprezzato maggiormente -seppur di poco- rispetto alla parte precedente, non tanto per l’azione in sé (un ennesimo confronto tra i protagonisti e Reunion) quanto per la figura di Talulah (e in piccola parte anche Patriot), con il suo passato drammatico -per non dire tragico- e i vari scorci nella fredda ed avversa ambientazione di Ursus. Al netto dei contenuti, anche a questo giro mi trovo a storcere il naso per la narrazione, soprattutto per il ritmo, in certi punti così serrato da minare il pathos della scena, criticità che a più riprese, combinandosi con dei dialoghi non proprio asciutti, per la sua compressione risulta una raffica di battute anticlimatica, dando poco respiro anche allo spettatore. Sul lato tecnico non ho molto da dire rispetto a quanto ho già detto per le parti precedenti, infatti oltre a mantenere le sue peculiarità (ratio cinematografico, palette tendenzialmente spenta) rimane sotto vari aspetti (regia, disegno, animazioni) un prodotto di livello discreto-buono, con diversi cut apprezzabili e qualche guizzo qua e là. Per il momento mi pare non sia stato annunciato nulla, ma se in futuro dovesse uscire un sequel ammetto che sarei titubante nel suo eventuale approccio, restio non tanto nei contenuti quanto di ritrovarmi ancora una volta a seguire una serie che non si prende il giusto tempo per veicolare al meglio l’atmosfera drammatica che permea l'opera;

▪ “Detectives These Days Are Crazy!”, una commedia da manuale (tra sovversione delle aspettative, fraintendimenti, contrasti, demenzialità, assurdo e citazioni, da “Detective Conan” a “Dragon Ball”) che vede come protagonisti un bel duo (un detective prossimo agli anta con problemi di soldi e vari acciacchi, nonché alieno dal presente -non sa cosa siano gli smartphone-, e una ragazza energica ed entusiasta nel suo ruolo di assistente) e vari personaggi anche particolari (come i tre tizi seminudi, dall’Uomo Assaggia-Capezzoli all’Uomo con i Peli a Croce); nel complesso una serie comica simpatica, magari non brillante (almeno per quanto si è visto in questa prima stagione, poteva giocare di più e con maggiore effetto sui topoi e le peculiarità di altri titoli del genere investigativo) ma comunque piacevole da visionare, grazie non solo ai contenuti in sé e a una discreta realizzazione tecnica ma anche per il buon ritmo e la recitazione, non mancano poi alcuni riferimenti all’Italia (alcuni fugaci come il branzino all’acqua pazza o il bar intitolato “Tonto”, altri più sostanziosi come la versione giapponese de “Torna a Surriento” usata come ending dell’episodio 11). Sul piano tecnico l’ho trovato un prodotto tra il discreto e buono, confezionato alquanto bene dal punto di vista visivo, versatile nel disegno (specie per il chara che, ispirandosi al manga, passa più volte a figure dai tratti umani realistici) e con dei guizzi anche nelle animazioni, il tutto ovviamente sostenuto da un buon sonoro (oltre che musica ed effetti, per scelta e resa dei seiyuu), e a tal proposito, non si può non menzionare la simpatica opening per il suo giocare sulla figura piena di acciacchi del protagonista;

▪ “Clevatess”, seppur da un pezzo a questa parte sia diventato molto più severo nella selezione dei titoli fantasy (genere saturato anche da opere di poco carattere e/o consistenza), questo titolo è riuscito a finire tra gli stagionali del mio recuperone grazie a vari elementi che mi già nei PV mi avevano attirato. Parlando di contenuti, la prima cosa che risalta è il tono brutale che emerge a più riprese nel corso della serie, già nel primo episodio si può assistere a un massacro con personaggi violentemente colpiti, infilzati e mutilati, passando poi per le gravi ferite e i sentiti dolori provati anche da protagonisti come Alicia fino alla grottesca morte dell’antagonista di questo arco; riguardo alla storia, seppur non mi abbia pienamente colpito il concept della belva che vuole crescere un umano per decretarne l’esito della specie (complice la figura di Clevatess che, almeno in questa prima stagione, non mi è sembrata dire molto e che a momenti sembra quasi dimostrarsi poco avvezzo nel suo ruolo, in cui manca quel charm che verrebbe da associare a una creatura millenaria…), ci sono degli elementi interessanti, in cui risaltano l’assai drammatica storia di Nell e la trama dietro la Fornace, dove non mancano anche dei colpi di scena (sia negli sviluppi che in alcuni dettagli), apprezzabile poi è la forza dei protagonisti, finalmente niente figure OP perennemente composte ed inscalfibili ma personaggi che si trovano anche a dover agire di astuzia (in certi casi “abbracciando” il dolore che scaturisce dalle proprie azioni) o a decidere di andare oltre e non fare a fettine ogni singola minacciosa creatura (come nel caso delle bestie acquatiche presso il covo dei Corvi). In termini di scrittura nel complesso non mi è dispiaciuta, non priva di incertezze e criticità (ad esempio, perché Meynard, che controlla un vasto esercito di insetti e può usarli come una sua “estensione visiva” per la ricognizione, debba ricorrere a dei civili per la caccia dei MC?), peccato inoltre per quei momenti di verbosità in cui viene meno l’incisività e lo “show, dont tell” (dal classico spiegone della mappa e dei contesti etno-geopolitici del primo episodio ai vari soliloqui/dialoghi superflui che potevano essere resi più asciutti). Sul piano tecnico l’ho trovato un titolo discreto-buono, in grado di distinguersi un minimo dalla media dei fantasy che riempiono i palinsesti stagionali, tra una regia non monotona (varie inquadrature tra cui anche soggettive/semi-sog.), una minore freddezza nei tratti di chara (a matita, irregolare per continuità e spessore) e fondali (piuttosto apprezzabili), palette equilibrata tendente allo spento e l’applicazione di una grana sull’immagine, anche come animazioni offre dei buoni momenti, in cui non mancano dei guizzi (ad esempio, nell’ultimo episodio, la sequenza che anticipa l’ultimo colpo della protagonista contro Drel) e pure la musica sa fare la sua parte, sostenendo l’atmosfera delle varie scene; la serie non è comunque esente da alcune sbavature, tra quell’effetto “bassa risoluzione” usato nei flashback, a mio gusto un po’ “aggressivo” sull’immagine (all’inizio pensavo fosse un problema del player, tanto che per un paio di volte ho fatto il refresh della pagina… 😅), qualche uso della CGI più palese (come nel primo episodio, per le parti del castello infilzate da Clevatess mentre questo parla con re Hiden) e dei cut più mediocri. Al netto di alcuni dubbi sul contenuto, credo che proseguirò la visione, recuperando anche la seconda stagione quando uscirà;

▪ “Captivated, By You”, serie breve che ho approcciato con tiepida curiosità e un po’ come tappabuchi per il recuperone (tra l’altro scoperta non prima di un’altra trasposizione di un’opera di Yama Wayama, “Let's Go Karaoke!”). Uno Slice of Life piuttosto chill che nel complesso definirei senza infamia e senza -particolare- lode, in grado di farmi passare giusto un paio d’ore con qualche sorriso strappato (in particolare per la figura a tratti eccentrica di Hayashi) e intrattenuto con qualche dramma adolescenziale (dallo studente sfruttato da un bullo come galoppino per il pranzo alla ragione dietro il portamento cupo di Nikaidou); ammetto che allo stacco da Hayashi verso Medaka-Nikaidou avrei preferito vedere un’opera incentrata appunto su Hayashi, sfruttando le sue attività per interagire con ulteriori personaggi e mostrarne le relative storie, sempre sullo sfondo di attività peculiari, “inutili” o inconcludenti (e nel suo piccolo coltivando una scrittura meno lineare, come lo dimostra in almeno un’occasione, quando viene chiamato da Ema mentre osserva lo studente bullizzato). Sul lato tecnico non ho molto da dire, l’ho trovato un prodotto discretamente confezionato, dalla palette delicata e solido nei disegni, con i suoi alti (da un quarto episodio che mi pare avere una marcia in più rispetto alla media della serie, alle parti coreografiche dell’orecchiabile ending) e bassi;

▪ “Dekin no Mogura: The Earthbound Mole”, opera a tema soprannaturale-folkloristico che ondeggia tra la commedia e il dramma, da una parte piacevole per un cast simpatico (a partire dai protagonisti, come il misterioso ed eccentrico Mogura, passando per i secondari e le comparse) e per situazioni e battute comiche, dall’altra ahimè intaccata da scrittura e sceneggiatura non proprio congeniali, in prima battuta per l’approccio iniziale degli altri due MC verso Mogura (a mio dire un po’ straniante nella loro insistenza, un modo di legare questi personaggi dal retrogusto leggermente forzato) poi peccando in diversi punti -anche chiave- di una verbosità che mina il ritmo e l’effetto della scena (tra ridondanze e dialoghi che avrebbero funzionato meglio se ben più asciutti e gestiti a modo). A livello tecnico l’ho trovato un prodotto tutto sommato discreto, quel che mi era saltato all’occhio nei PV (e che mi aveva portato a metterlo nel recuperone) sono alcuni elementi estetici dei fondali, i cui tratti anche grossolani e scelte di palette li ho trovati dare un minimo di sapore all’immagine, meno ordinari rispetto alla media delle produzioni contemporanee. Nel complesso una visione che non mi è dispiaciuta, anche se, con il potenziale del tema e di certi personaggi (tra cui lo stesso Mogura), poteva essere un anime migliore se costruito e realizzato meglio;

▪ “With You and the Rain”, uno Slice of Life carino, equilibrato nell’ondeggiare tra i vari toni, dal chill al comico, fino alla leggera nota di agre malinconia, e con protagonista un duo ben strutturato, tra una giovane scrittrice dal portamento composto, tormentata per il suo lavoro e a cui non dispiacciono i momenti di tranquillità (come ascoltare il rumore della pioggia stando immersa nella vasca da bagno a luci spente), e un simpatico tanuk… ehm, cane intelligente in grado di scrivere, personaggi che, insieme anche ai vari secondari, offrono diverse scene tra momenti in grado di strappare un sorriso, frangenti “Cute Animals Doing Cute Things” ma anche di tenerezza e di crucci. Nel complesso un titolo scorrevole, anche se poteva essere costruito meglio come scrittura (tra un settimo episodio che mi ha dato la sensazione di una collezione di intermezzi incollati grossolanamente e qualche vicenda che dava l’idea di volersi prendere dello spazio per poi essere trattata in maniera sufficiente o essere messa da parte, come il lavoro della MC con la mangaka). Sul piano tecnico l’ho trovato un prodotto ben confezionato tra il discreto-buono, con una regia non monotona a più riprese sostenuta da una fotografia che spezza la piattezza dell’immagine e una certa solidità nei disegni, animazioni da manuale anche se, oltre ad alcuni cut più insipidi, c’è qualche frangente più statico; altri due aspetti da menzionare sono l’audio e le sigle, il primo apprezzabile tra una musica consona al mood dell’opera, una buona scelta-resa dei seiyuu (in particolare Anna Mugiho nel ruolo del tanuk… cane, che è riuscita nei suoi versi a non far percepire platealmente l’originale “impronta umana” al personaggio) e una generale gestione dei vari elementi sonori, le seconde per la loro realizzazione visiva, piuttosto semplice ma confezionata in maniera carina.

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Avete visto uno o più dei succitati anime? Cosa ne pensate? Avete trovato ulteriori pregi e/o difetti? Condividete o dissentite su quanto ho espresso?

Nell’attesa di recuperare gli ultimi titoli di Crunchyroll che ho in lista per elaborare la seconda parte sugli anime dell’estate 2025, spero che questo post sia stato in qualche modo utile e che magari possa dar vita a qualche scambio di opinioni 🙂
Visualizza altri 4 commenti
Giovanni Dettori ho visto che era classificato come horror e poi il personaggio dell'amica della protagonista mi cominciava a stare antipatica
2 mesi fa
Davide Otaku Non è classificato come horror da nessuna parte
2 mesi fa
Davide Otaku @Alexius meno male che ho scritto quando ero solo al primo episodio, perché già il secondo è stato un mindfuck assurdo, ho dovuto rivederlo 2 volte e andarmi a ripescare i primi episodi per capire un attimo dove posizionare il cervello, il ritmo è stato serratissimo, al cardiopalma, e onestamente mi è piaciuto parecchio, ma ovviamente richiama un proseguo perché ha lasciato una breccia non indifferente... Direi comunque tanta roba...
2 mesi fa
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